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Autore: Titolo: Poeti vate(r)????
Conte Tacchia

10-11-2003 21:50 Edit Post Reply With Quote
Poeti vate(r)????

La poesia trae spunto dalla discussione del forum intitolata soprannomi, e intende riprendere nel titolo un proverbio apparso per la prima volta nelle Elegie di Solone, legislatore dell’Antica Grecia, ma di ampia diffusione in epoche successive per il suo significato mordace ed al tempo stesso elegante
Il titolo ben si addice alla cortigianeria dei molti “cultori” del patrimonio culturale grottese che non si fanno scrupoli nel travisarne o aggiustarne i caratteri a proprio piacimento infangando con la loro presunzione le memorie storico-culturali del nostro paese.
Il Petrelli Mario, noto in paese anche come Mario “Barilò”, è, uno di questi: sempre pronto a fare mostra del suo dialetto “fai da te” (che poco o nulla ha a che fare con il dialetto grottammarese),
è divenuto “Poeta” di culto popolare e uno dei sommi interpreti di quella schiera di “poeti”, “storici”, “artisti” e “cultori” locali sempre presenti nelle occasioni culturali paesane, mai così numerosi come in quest’ultimo decennio, e pronti a dire la loro fandonia “culturale” pur di sembrare originali o inediti nel fiorente rigoglio del “Rinascimento” politico e civico grottese degli ultimi anni.
Petrelli, insomma, in tutto e per tutto poeta dialettale del suo tempo: ne incarna vizi e virtù. Fantasioso e creativo (nell’inventio dei lemmi che spesso di origine dialettale autoctona non hanno neppure la radice), sagace e affabile (nei modi e nel conquistarsi il favore di chi ora lo vede come onesto interprete e cultore del dialetto locale) ma anche ignorante nella più vasta accezione del termine: sia perché da un lato non si è curato di valutare onestamente se le parole che utilizzava nelle sue poesie, corrispondessero davvero al dialetto locale oppure a sue personalissime interpretazioni o esigenze di rima, sia perché dall’altro, ignorava che prima o poi, queste sue “marachelle” sarebbero venute a galla; in quanto ben visto dall’Amministrazione, il poeta di corte Petrelli rimarrà a lungo in auge.
Conosco poco il dialetto, e non ho intenzione come il Petrelli, di inventarne uno mio, facendolo apprezzare dall’Amministrazione o dall’ignara cittadinanza come “dialetto grottese”; mi cimento dunque in italiano.
In ogni caso questo mio componimento è un doveroso omaggio ai presunti, o meglio, presuntuosi “poeti”, “storici”, “artisti” e “cultori” grottammaresi, di cui il Petrelli può essere assurto come capofila.



“Pollà Pseudontai aoidoi"
- Molte cazzate raccontano i poeti

A Le Grotte la cultura, è un vizio addirittura
C’è chi non sa farne a meno, né sa darsi mai un freno.
C’è chi scrive le poesie, c’è chi fa fotografie,
c’è chi recita o racconta, chi la testa poi si monta.

Nella più varie occasioni, feste e celebrazioni
dal mattino fino a sera, una tal eletta schiera
versa incenso a più non posso sopra a Massimo lo Rosso.
Ora poi tocca a vederlo se sarà pure col Merlo.

E fra i tanti intellettuali alti bassi brutti e belli
Il più conscio del suo ruolo è il poetico Petrelli.
Il dialetto è cosa sua, non toccatelo è il suo regno.

Chi ci prova a superarlo paga dazio e lascia pegno.

Se poi non coincide rima, pensa lui a farla prima
A far riportar parole del dialetto come vuole
Non può farne certo senza… è poetica licenza.

Per impegni odierni e futuri, Mario a te…

un Barilon d’auguri


P.S. chiedo scusa per la trascrizione greca con caratteri latini, ma credo che il forum non sia fornito di caratteri greci.



A risentirci......

Conte Tacchia


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